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Sotto i cieli delle diversità Christine Herin, in arte Naif Herin, ricompone i cocci di un’identità artistica e personale inedita. È un inaspettato big bang emozionale a destabilizzare la sua esistenza, portandola – alla soglia dei trent’anni – a tagliare i suoi lunghi dreads e a rivestire di nuovo pop la sua travolgente intensità. La cantautrice e musicista valdostana si scopre così bisessuale e volta pagina. Alle spalle si lascia un marito, ma anche dieci anni di musica, cinquecento concerti tra Italia e Francia, la vittoria a Musicultura e numerose collaborazioni con artisti di fama internazionale come la New Power Generation di Prince, Lauryn Hill, Greg Boyer, Doctor Fink e Marc Ribot. Ora riparte da “Metamorfosi”: quinto album della sua carriera nato nelle campagne umbre e ad un pianoforte tedesco a muro di fine ottocento. Il lavoro, in linea con la sua immagine raffinata ed elegante, la riconferma come artista per antonomasia e uno dei talenti più importanti e sensibili della nuova generazione musicale italiana. Ai lettori di Pride regala un’intervista senza filtri, un brano come “Poveribelli” e un amore che, prima o poi, abbatterà la paura delle diversità anche in Italia.

Il tuo nuovo lavoro fotografa una “Metamorfosi” a 360°. Qual è stata la scintilla del cambiamento e quali nuovi tratti distintivi ha regalato a Naif l’artista e a Christine la donna?

Al rientro in Italia, dopo l’intenso tour francese, ho vissuto una specie di black out.

Probabilmente dovuto allo stress e alla stanchezza fisica accumulata in 10 anni di fatiche, la mia vita perfetta è esplosa e la relazione con mio marito purtroppo si è conclusa. Quindi, il distacco, le grandi difficoltà, la solitudine, il cambio di prospettive, di città, la depressione, il senso di colpa, gli attacchi di ira, la perdita di memoria e poi, mi sono innamorata di una donna.

Sono sempre stata una persona con la mente aperta. Pensavo di non avere limiti. Quando capita agli altri sembra tutto così semplice, “che problema c’è!”, ma se succede a te diventa un bel guaio da risolvere. Accettare la bisessualità non è un meccanismo scontato. La cosa più difficile è superare i limiti che noi stessi ci imponiamo e superare la paura del giudizio altrui. Così ho distrutto e ricostruito. Un’esperienza totalizzante e devastante allo stesso tempo. “Metamorfosi” è nato e cresciuto proprio in questo delirio. Ho impiegato due anni per scrivere e terminare i 12 brani, registrando in Italia e all’estero. Un progetto che mi vede coinvolta non solo come autrice, musicista e voce, ma principalmente come direttore artistico.

Questo è anche il tuo nuovo “Viaggio zero”. Quali sono state le cadute che più ti hanno messo a dura prova nella vita e nella musica? Cosa ti ha aiutato «a rialzarti ancora in volo a braccia aperte attraverso le tempeste»?

Quello che ho imparato è che la vita è fatta di voli e di cadute, e si cade in continuazione, non conosco nessuno che sia sempre rimasto in piedi, se non mentendo a se stesso e agli altri. Non sono capace a mentire, quindi ho scritto una canzone di nome “Viaggio zero”.

Fortunatamente la musica mi è stata sempre accanto, come un amica che sa quando è il momento di parlare e quando è il momento di tacere. E posso dire di essere sopravvissuta grazie ad un pianoforte tedesco a muro di fine 800, con lui ho scritto le canzoni del mio nuovo disco “Metamorfosi”.

Prova a ripercorrere la tua carriera passando in rassegna i tuoi 5 album. A ognuno di essi associa un aggettivo, uno stato d’animo e un brano della relativa tracklist.

1. 2005: “Naif”, esplorativo, eclettico, “Dimmi che avrai cura di me”

2. 2007: “è tempo di raccolto”, passionale, fiero, “Io sono il mare”

3. 2010: “Faites du bruit”, sfrontato, libero, “Goûte-moi”

4. 2011: “Le civette sul comò”, francese, nostalgico, “La ville lumière”

5. 2015: “Metamorfosi”, consapevole, vero, “Aspettando l’aurora”

Cantautrice, musicista polistrumentista, arrangiatrice, produttrice. Sei un’artista a tutto tondo e poliedrica. Quali sono i generi musicali su cui gravita il tuo estro compositivo e quali i tuoi punti di riferimento sia cantautorali che vocali?

Innanzitutto sono “Princiana”, quindi conosco tutto di Prince e dei suoi satelliti, un culto che mi è stato trasmesso dal mio ex marito, con il quale condivido, oltre all’affetto e stima reciproci, uno studio di registrazione in Valle d’Aosta che va fortissimo, il ”TdEStudio”, dove vengono prodotti i miei dischi e dove produciamo musicisti interessanti. Avere uno studio a disposizione significa creare sinergie artistiche, un toccasana.

I miei riferimenti musicali sono molto ampi. Spaziano dalla musica classica al jazz, dal funk al rock, dal cantautorato francese ed italiano degli anni 70 alle cantautrici internazionali di oggi come St Vincent, Anna Calvi, Sia, Kat Power, Wendy & Lisa… Ne cito alcune, ma sono moltissime le artiste donne che si fanno valere nel mondo per qualità, stile e coraggio.

Sei stata anche autrice per Arisa e Paola Turci. Ti è capitato di pensare a qualche altra voce famosa per delle tue composizioni già incise o ancora nel cassetto?

Certamente, amo le voci femminili. Ho mandato provini a molte voci italiane tra le quali Mannoia, Giorgia, Noemi, Patrizia Laquidara… Quello dell’autore è un mestiere duro, richiede studio, una grande dose di generosità, e soprattutto, se sei un libero professionista e non sei ancora andato di moda, devi centrare perfettamente l’obbiettivo ed incrociare le dita.

L’amore sei tu”, cantata da Arisa, è stata la colonna sonora di un film. Con quale regista ti piacerebbe ripetere l’esperienza?

In Italia mi piacerebbe lavorare con Luca Guadagnino. È giovane e mi piace moltissimo. Nel 2015 uscirà un suo nuovo film sempre con Tilda Swinton che aspetto con grande curiosità; mi piacerebbe lavorare all’intera colonna sonora, un lavoro ambizioso e sicuramente esaltante. In passato ho musicato due film muti, un cortometraggio e per il film di Alessandro Genovesi, oltre alla scrittura del brano, ho curato personalmente gli arrangiamenti di “L’Amor sei tu” per Arisa.

Tenco è morto” e tu sei la prova vivente che il successo spesso, e soprattutto in Italia, non è direttamente proporzionale al talento. Di chi è la colpa?

É colpa mia! A parte tutto, non so rispondere a questa domanda. Forse il talento è troppo sfuggente e troppo fragile per poter anche solo pensare di poterne possedere una minima parte. Jacques Brel diceva invece che il talento è solo la voglia di fare qualcosa. Tutto il resto è sudore, traspirazione, disciplina. Probabilmente aveva ragione.

Per Enrico Ruggeri «è impossibile che un genio resti incompreso per 30 anni. É possibile invece che un “sòla” duri a lungo se i poveri di spirito lo seguono». Qual è il tuo pensiero in merito?

Beh, di geni incompresi ce ne sono moltissimi. Alcuni riconosciuti tali solo post-mortem, la storia dell’arte insegna. Di “sòla” ne conosco tantissimi e devo dire con grande affetto che, a loro modo, sono geniali.

Fino ad ora sei stata la produttrice di te stessa. Già questa è una fortuna, ma per un lancio considerevole ci vorrebbe un discografico importante che sappia apprezzare il binomio sensibilità/qualità. Mi viene in mente Caterina Caselli. Ascoltando l’ultima traccia di “Metamorfosi”, “Caterina”, sembra essere venuta in mente anche a te…

Già! Ho dedicato a Caterina Caselli l’ultima traccia del mio nuovo disco. Caterina è una potenza, credo che, per chi vuole fare questo mestiere in Italia, essere nel suo roster sia un buon punto di partenza. Presto la vedrete comunque comparire in video sul mio canale YouTube. Sto girando una Web Serie per promuovere il mio nuovo disco e Caterina sarà accanto a me in uno di questi episodi, ma solo in cartonato però.

Tra le perle di assoluta bellezza che compongono la “Metamorfosi” di Naif Herin spiccano “30 anni” e “Tu sei un miracolo”. Entrambe clamorosamente escluse dagli ultimi dimenticati Sanremo di Fabio Fazio. Perché non hai riprovato con il nuovo direttore artistico Carlo Conti?

Quest’anno Sanremo non rientrava tra i miei progetti. Ho seguito il festival su Twitter e ho ascoltato i brani su internet. Conti ha fatto un ottimo lavoro.

Poveribelli” è un affresco della nuova generazione, ma è anche un inno alla diversità. Ti piacerebbe partecipare ad un Gay Pride esibendoti con questo brano?

Certo, sarebbe un onore. “Poveribelli” è un brano che soprattutto dal vivo ha una potenza incredibile e spesso si è rivelato uno tra i più applauditi, con mia grande sorpresa. Volevo inserire in un ritornello volutamente “pop” i termini come “gay, etero, lesbo”, parole che ad alcuni fanno ancora paura. Ho pensato che se fossi riuscita a renderli musicali e leggeri, probabilmente quelle stesse orecchie impaurite avrebbero iniziato a prendere familiarità con essi. Il mio obiettivo era annientare la paura della diversità.

Il testo del brano fa da scudo all’omofobia: «Perché la diversità che spaventa è la vera più grande ricchezza. Come può l’amore diventare male?». Qual è secondo te l’identikit generico dell’omofobo e qual è l’antidoto per estirpare tale disumana avversità?

Non credo esista un vero e proprio identikit. L’omofobia ha diverse sfumature di intolleranza, ma tutte partono da un unico punto, l’ignoranza, che è colpevole di molte altre piaghe sociali come la misoginia, che sta in testa alle classifiche nel mondo, il razzismo, l’odio nei confronti della disabilità… Potremmo parlarne per ore, sono discorsi molto delicati.

In breve credo quindi che la colpa sia da attribuire esclusivamente all’ignoranza che, a tratti innocente a tratti barbara, porti ad una serie di conflitti. Questi ultimi possono essere risolti attraverso la conoscenza, la condivisione e l’educazione al rispetto del diverso. Ma, in fondo in fondo, l’antidoto alle brutture del mondo esiste da sempre. Però per un motivo sconosciuto viene usato con parsimonia. È l’amore.

Cosa muove le sentinelle in piedi a protestare contro l’educazione al diverso e contro i diritti omosessuali come il matrimonio e l’adozione? Pensi che in Italia si arriverà mai ad una legge a favore di questi diritti?

Non so se l’Italia si adeguerà mai al resto del mondo civilizzato. Basta guardare i dati riguardanti l’Unione Europea. Siamo tra i pochi paesi che ancora non hanno alcun tipo di tutela per le coppie civili. Facciamo squadra con Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania. Se si trattasse di calcio probabilmente ci saremmo schierati subito con l’altra fazione dove troviamo Francia, Inghilterra, Spagna, Norvegia, Svezia… e tutti gli altri. 28 contro 9, chi vincerà? Purtroppo il nostro è un paese tendenzialmente pigro e nostalgico. Resta il fatto che esistono tantissime meravigliose famiglie italiane con genitori omosessuali che si adoperano ogni giorno per trovare soluzioni per proteggere i loro figli. Le famiglie arcobaleno sono famiglie, come tutte le altre. In un episodio della web serie di “Metamorfosi”, sfioro questa tematica. Il mondo sta evolvendo e stiamo evolvendo anche noi Italiani. Con me nel video troverete un bambino figlio di questa metamorfosi, nato dall’amore immenso della sua mamma e da un donatore danese, ma non posso dire altro.

Chi preferisci tra Matteo Renzi e Matteo Salvini e tra Pino Daniele e Pino Mango. E perché?

Ho smesso di credere nella politica. D’altronde sono nata negli anni 80. È successo qualcosa di buono in questi ultimi 30 anni? Pino Daniele e Pino Mango, invece, hanno fatto grandi cose entrambi in più di 30 anni di onorata carriera.

Accetteresti di partecipare all’Isola dei Famosi come concorrente? Scegli un oggetto e un vip che porteresti con te sull’isola.

Accetterei di andare su un’isola, preferibilmente in Sardegna, con un pianoforte, in compagnia di Rocco…Tanica.

di Ugo Stomeo Foto di Annalaura Masciavè