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Che il sesso faccia vendere, lo sappiamo più o meno da sempre. Che il sesso gay e le altre variazioni sul tema abbiano fatto la fortuna di programmi televisivi cosìddetti di inchiesta, lo sappiamo pure. Che le logiche dello spettacolo si basino talvolta su promiscuità e favori sessuali (presunti o ventilati) è chiaro anche ai più ingenui. La dinamica che spinge chi lavora in questo campo ad allargare la propria rete artistica buttandosi su attività spudoratamente legate al sesso, a molti invece sfugge.

Prima di arrivare alla scelta estrema del porno – fatta da alcune pseudo star della televisione come l’ex tronista di Uomini e donne Fernando Vitale o la showgirl Sara Tommasi – c’è molto altro: foto e video di momenti privati sbadatamente finiti in rete, interviste piene di ammiccamenti e mezze dichiarazioni, fino ad arrivare agli intramontabili calendari senza veli, dove dietro a inflazionatissime frasi di repertorio tipo “sì, ma è un nudo artistico” nessuno perde mai l’occasione per mostrare il culo.

Se non fosse per il posticcio alone perbenista tipicamente italiano di alcuni, non ci sarebbe nulla di male, ma spesso la disinvoltura e la voglia di uscire dagli schemi si scontrano con la più prevedibile paura del giudizio e delle etichette, che come una sorta di moderna buoncostume è diventata la paladina della moralità di questi anni zero.

A Valerio Pino bisogna riconoscerlo: lui di problemi non se ne è mai fatti, né quando si è trovato a rispondere alle domande piccanti sui dettagli dell’esperienza ad Amici di Maria De Filippi (dove ha lavorato come ballerino), né quando ha dichiarato senza troppi giri di parole di aver girato un film porno gay (di cui però non ha autorizzato il rilascio). Non ama nemmeno nascondersi: il suo coming out, nonostante le iniziali ripercussioni non proprio felici sulla sua sfera familiare, è stato spontaneo, così come lo sono i suoi cinguettii su Twitter (spesso corredati da autoscatti provocatori e ad alto contenuto erotico). Gli abbiamo porto un bouquet di domande che ha gentilmente accettato.

Molta gente – mescolando superficialità e stereotipi – considera da sempre il mondo dello spettacolo come un habitat naturale per gli omosessuali. Dovendo fare un bilancio di quella che è stata la tua esperienza (televisiva ma anche più in generale), ti sei mai trovato di fronte a episodi di discriminazione nei tuoi confronti o di altre persone che hanno palesato la loro omosessualità?
Ci sono stati episodi di discriminazione: i primi a scuola, e poi anche in famiglia, purtroppo. Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, credo che se nel 1998 – quando ho iniziato a lavorare come ballerino – avessi esternato pubblicamente la sessualità, non avrei avuto vita facile.
Il mio primo contratto televisivo risale a quindici anni fa, per il pre-serale di Sarabanda su Italia1. Ne è passata di acqua sotto i ponti… ma ricordo ancora la forte attrazione di un famoso presentatore nei miei confronti. Ogni volta che ballavo lui aveva i cuoricini negli occhi: sembrava innamorato come un adolescente. Tante battute, sguardi. Lo provocavo sempre, lo ammetto. Non mi dispiaceva quella corte spietata. C’è mancato davvero poco che entrassi nel suo camerino. Avevo diciotto anni – lui non ricordo bene quanti ne avessi all’epoca – ma sono convinto sarebbe successo l’indescrivibile, in preda agli ormoni impazziti di entrambi. Siamo riusciti invece a darci solo un bacio, di sfuggita. Non faccio questo esempio a caso: un personaggio famoso, che guadagnava milioni di euro e con un grosso contratto, non poteva certamente giocarsi la carriera palesando il suo orientamento sessuale. Si è poi sposato e ha messo su famiglia. Nello spettacolo la discriminazione esiste, e sei spesso tu il primo a discriminare te stesso. Fingi di essere chi la gente vuole che tu sia, piegandoti alla logica di un sistema ipocrita, per diventare un prodotto che lavora e guadagna. Lo hanno sempre fatto e lo continuano a fare presentatori, giornalisti, attori…

Al contrario, ci sono situazioni in cui essere apertamente “sessualmente sportivi” può rappresentare un vantaggio. Nella moltitudine di porcate che ti sarà stata sicuramente proposta, hai mai ricevuto qualche richiesta che non ti saresti mai aspettato?
Certo. Ricordo il mio primo anno ad Amici. Un bel giorno mi arriva in camerino un fascio di rose rosse davvero meraviglioso. Metto le mani su fuoco che la signora bionda non ne ha mai ricevuto uno del genere. Non avevo idea di chi fosse il mittente, non essendoci alcun biglietto; decisi di fare una telefonata al fioraio per raccogliere qualche informazione. Venne fuori che si trattava dell’agente di un celebre attore italiano. Potentissimo e parecchio noto. Lo ringraziai, e durante una romantica cena in un ristorante di piazza Navona a Roma, mi confessò che gli piacevo molto. Avrebbe voluto intraprendere una relazione con me. Undici anni fa lui avrà avuto una cinquantina d’anni, io ventitré. L’età non è mai stata un limite per me, inoltre ci sono cinquantenni sexy, affascinanti, belli… ma non era il suo caso. In quel periodo stavo tra l’altro frequentandomi con un quasi quarantenne con un grado alto nella questura della Polizia di Roma, che definire bono sarebbe riduttivo.
La seduzione è un talento che permette alle persone – in maniera più o meno consapevole – di raggiungere risultati, nella sfera privata così come nel lavoro. Chi ne è consapevole e lo utilizza a proprio vantaggio viene spesso etichettato come di scarsa moralità.

Partendo dal presupposto che le bocche di certe persone sono colme di pregiudizi, bigottismo, invidia e stronzate varie, la domanda è: hai mai sfruttato la tua omosensualità per raggiungere un risultato?
Io sono una troia per mio piacere, non lo sono mai stato per interesse. Me ne vanterò fino alla fine dei miei giorni: non sono mai sceso a compromessi di nessun tipo. Non amo questo tipo di ambiguità. Ammiro di più la chiarezza delle richieste dei miei fedeli fan: chi offre soldi per leccarmi i piedi, chi vorrebbe perdere con me la propria verginità, e poi la voglia di sperimentare dei tanti ragazzi bisex, anche sposati. Sarebbe bello poter realizzare i sogni di tutti!

Il nostro è un paese dove un sacco di artisti di spettacolo si fa strada ammiccando in un modo o nell’altro al mondo gay, restando però sempre pronto a smentire, ritrattare o negare l’evidenza con toni offesi e scocciati (questo vale sia per la vecchia scuola come per i tanti giovani usciti dai talent). Tu che hai conosciuto da vicino la realtà televisiva, – italiana e non solo – cosa ne pensi? Siamo davvero ancora messi così male?
Sì, lo siamo. Soffermiamoci per esempio su due artisti, uno della vecchia scuola come Renato Zero – che non ha mai dichiarato di essere gay – e un giovane figlio dei talent come Valerio Scanu, che allo stesso modo credo non abbia rilasciato alcuna dichiarazione sulla propria presunta omosessualità. Mi fanno riflettere. In conclusione potrei addirittura pensare che abbiano ragione loro a lasciar perdere e a non dire nulla: forse non si sentono omosessuali, si sentono donne. Chi può dirlo? Di sicuro non strumentalizzano la questione come molti fanno. Si gioca con l’argomento perché vende ed è uno dei più potenti mediaticamente: lo confermano i dati d’ascolto, e non solo. Il mondo del porno gay fattura in proporzione molto di più, rispetto a quello etero. La moda è creata per l’80% da stilisti omosessuali. Potrei continuare all’infinito con altri esempi, perché quello gay è davvero un universo, pieno di sottocategorie: represse impaurite obbligate a procreare, sfrante con il capello mezza lunghezza e le sopracciglia sottilissime abbinate a folti pizzetti, palestrate passive imbottite di steroidi, villosissimi orsi obesi, travestite, drag queen, tronisti marchettari e infine belloni mediterranei convinti di essere il top della bellezza, un po’ come me.
Un giorno non lontano invaderemo il mondo e Marzullo – ancora vivo e vegeto – ne parlerà in un programma della nostra fighissima televisione italiana.

Sappiamo che nel tuo curriculum annoveri un’esperienza come attore porno gay e sappiamo anche di altri tuoi colleghi passati dall’ambito della televisione a quello dell’hard. Forse la condicio sine qua non per destreggiarsi nel campo dello spettacolo è proprio quella dose di esibizionismo unita al nacisismo e alla vanità di chi ama guardarsi e compiacersi indipendentemente dal contesto? Tu come sei arrivato alla decisione di sperimentarti nel settore della pornografia?
Attore porno fallito ancora prima di iniziare, direi. Mi scrivevano in molti – su Twitter e Facebook – dicendo di sognare un film porno con me protagonista. In quel periodo stavo molto male emotivamente, così – complice anche il fatto che mi trovassi nella mecca del porno, ovvero l’America – mi convinsi a farlo. Mi rifiutai di firmare la liberatoria prima di girare, rimandando l’autorizzazione al momento in cui mi sarei riguardato. Dopo essermi rivisto in video però non ho avuto il coraggio di far divulgare nulla. Si trattava di una scena a tre, molto forte. Se avessi fatto uso di droghe avrei fatto la fine di Sara Tommasi, e senza rendermente conto sarei rimasto letteralmente fottuto da una firma fatta senza testa. Ho pensato alla mia famiglia: mia madre mi confessò che si sarebbe suicidata se avesse visto o anche solo sentito parlare di una cosa del genere, mentre il mio ex esordì con una frase del genere: “Se lo fai, ti taglio la gola”. Ho pensato fosse meglio lasciare perdere tutto quanto.