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Presente al Festival MIX 2015, Love in Time of Civil War da luglio è disponibile in video on demand su Theopenreel.it. Il film del canadese Rodrigue Jean conferma una volta di più la validità del cinema del Québec (si pensi a Xavier Dolan, Denys Arcand, Robert Lépage e Jean-Marc Vallée).

La vicenda gira attorno a Alex (il bravissimo Alexander Landry, protagonista della versione teatrale di Tom à la ferme, da cui poi Dolan ha tratto il suo film), un giovane attraente che si prostituisce a Montreal, per soddisfare il suo impellente bisogno di crack, alcool e sesso. Vagando perennemente alla ricerca di un posto dove dormire, opera furti (anche nei confronti dei clienti) o altri reati. Attorno a lui gravitano altri personaggi – Bruno, Simon, Jeanne, Éric e Velma – anch’essi alle prese con droga, venduta ma anche usata, e sesso a pagamento. La storia va avanti lungo qualche giornata, attraverso piccoli episodi, con i personaggi che ricompaiono ciclicamente, fino a un finale tragico.
Il film è talora troppo crudo e sicuramente non è per tutti i palati, ma è anche dotato di un’atmosfera così forte, quasi infernale, che facilmente lo farà diventare un cult movie. Lo stile di Jean è volutamente minimalista e claustrofobico, esaltato dalla fotografia dai toni acidi: scene ripetute, poche, calibrate parole, con la macchina da presa che segue lentamente i personaggi. Tutto ciò produce quasi una sospensione del tempo, in una Montreal perennemente notturna e sotto la neve.

Se non c’è spazio per l’amore, tutt’al più per la tenerezza, in compenso c’è un sesso frenetico, di ogni tipo. Ma anch’esso dà l’idea di essere vissuto meccanicamente.

Per girare il film, Jean ha sfruttato il suo doc del 2009 sulla prostituzione maschile, Men for Sale, frutto di un anno vissuto a fianco di 11 marchette. Per questo ne conosce così bene i riti, i codici e i principali clienti: gli sugar daddies, uomini anziani che mantengono i giovani.
La guerra a cui allude il titolo è innanzitutto quella combattuta ogni giorno dai protagonisti; ma è anche quella tra chi si può permettere un buon livello di vita e chi vive ai margini della società, in una continua lotta per la sopravvivenza.
Il cinema radicale di Jean vorrebbe farci vedere come i suoi bei protagonisti siano sotto sotto puri: degli splendidi angeli caduti, vittime di una società spietata che frantuma tutto ciò che gli è indigesto. Ma in verità il film, troppo chiuso su se stesso, non dà indicazioni in questo senso.