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La balla sesquipedale del presunto milione di partecipanti al Family Day di giugno, una stima degli organizzatori, è comparsa prepotentemente su tutte le prime pagine della stampa italiana, all’indomani della manifestazione contro le unioni civili indetta da diverse sigle dell’omofobia italiota. Solo poche voci responsabili hanno riportato il dato dei partecipanti diffuso dalla questura, e cioè 300 mila omofobi, dato non eccezionale in un paese come il nostro, mentre su Facebook un’immagine imponente di piazza San Giovanni invasa da “famiglie tradizionali” è circolata all’infinito suscitando sgomento e dibattito.

Certo si tratta di una foto minacciosa per l’enorme folla di omofobi che rappresenta, peccato però che, come denunciato prontamente da diversi utenti dei social media, fosse falsa.

Lo scatto fotografico non si riferisce infatti al Family Day di quest’anno, bensì a quello del lontano 2007. Non è la prima volta che la propaganda dei nostri nemici, soprattutto grazie a immagini o video manipolati o riportati da altri contesti, diffonde bufale. Le manifestazioni del pride sono tra le vittima preferite della disinformazione.

È il caso di un video, pubblicato tra l’altro anche sull’account Twitter di Maurizio Gasparri, di un bimbo di una decina di anni con un lieve trucco sugli occhi che balla senza maglietta al pride di Roma 2015. Il video in verità non aveva nulla a che fare con la manifestazione romana, ma è stato ripreso al gay pride di San Paolo in Brasile come verificato dal sito bufale.net. Resta oltremodo grave, al di là del giudizio negativo su di un bimbo che balla divertito al pride, che sia stato volutamente proposto per generare orrore negli utenti dei social media e spacciato come relativo a una manifestazione dell’orgoglio italiano.

Altra foto, altra dose di disinformazione antipride: una coppia di uomini, ripresi da dietro con sedere scoperto, e presentati come manifestanti di un pride italiano. Anche questa volta lo scatto era straniero e ritraeva un pride di Parigi di qualche anno fa…

Stessa sorte per il Verona pride 2015 con Filippo Savarese, il leader di Manif pour tous Italia, associazione anti-gay sullo stile delle Sentinelle in piedi, che pubblica su Twitter una foto di due uomini nudi, commentando: “Dal gay pride di Verona: cari amici omosessuali, ma perché vi lasciate offendere così?”. La foto incriminata non era stata scattata a Verona ma a Vancouver anni fa…

Se, sulle chiappe al vento e uomini nudi ai pride, che sono anche manifestazioni di liberazione del corpo, rimetto il giudizio ai lettori (trovo entrambi meno minacciosi delle teste rasate), resta l’intento manipolatorio dei nostri nemici che usano qualsiasi mezzo, anche illegittimo, per ingannare e influenzare l’opinione pubblica su di noi. Senza discutere di contenuti, ma pescando a piene mani menzogne all’estero.

Come una grafica, sempre diffusa su Facebook, presentata come la prova provata da alcuni siti di ultracattolici che alcuni genitori sarebbero stati “arrestati (in Germania, N.d.R.) per aver impedito ai figli piccoli di partecipare a un corso su sesso orale, anale e gay. Presto in Italia grazie a Renzi”. In realtà in Germania è possibile essere multati se si tengono i figli a casa da scuola o se si allontanano prima della fine delle lezioni. Alcuni genitori, che considerano i programmi ministeriali di educazione sessuale “perversi”, sono stati multati per inosservanza dell’obbligo scolastico. L’immagine in realtà proponeva, in modo fraudolento, una notizia manipolata connessa a un’altra bufala diffusa riportata anche da “Il Giornale” con il titolo “Germania a lezione di gender: bimbi svengono a scuola e chi protesta va in carcere”.

Spesso a generare volontariamente disinformazione, oltre a siti e blog omofobi, ci si mettono anche i titoli di giornali più blasonati: Corriere della Sera, Huffington Post e altri sono inciampati, nel febbraio scorso, nella notizia di un ragazzo omosessuale di Pavia a cui sarebbe stato negato il rinnovo della patente perché gay: il caso è semplicemente inventato, la fonte di questa notizia è infatti l’associazione Agitalia, nota per la diffusione di disinformazione. E che dire del povero Nek, cantante tra i partecipanti di Sanremo di quest’anno, che si è trovato sullo stesso quotidiano tra i favorevoli alle unioni civili e i contrari alle adozioni ai gay senza averlo mai detto? Peccato che la condivisione dell’articolo sui social media fosse già incominciata, con polemiche e dibattiti… sul nulla del non detto.

Insomma la diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte, distorte, false e manipolate su di noi è un dato di fatto. Come tutelarsi?

Verificando la notizia alla fonte, giusto un istante prima di condividerla, di commentarla o di cliccare su “mi piace”. Il mondo dell’informazione soffre la velocità del web e non ha ancora trovato gli anticorpi alla rapidissima diffusione di inganni e imposture sotto forma di notizie. Sulle panzane dei nostri nemici ha ragione il blogger Dario Accolla, che ha appena pubblicato il saggio Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (ed. Villaggio Maori, 15 euro), quando dice: “il fronte omofobo agita la paura e si serve di bugie. Le parrocchie fanno da sponsor, intanto. Ed è strano: per i cattolici mentire dovrebbe essere peccato”.