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In comune hanno solo la religione, quella ebraica, anche se uno è fervente ortodosso e l’altro ne mette in discussione i dogmi professandosi omosessuale. È il caso a far incrociare le vite di un maturo pensionato e del giovanotto che lo ha investito con l’auto, senza per fortuna causargli gravi danni. Il loro incontro fortuito e il serrato confronto che ne segue è al centro di Mr Green, pièce del drammaturgo e romanziere americano Jeff Baron, tradotta in 24 lingue e messa in scena in 46 paesi. I due infatti non si limitano a un mero scambio di generalità perché il giudice condanna il conducente Ross, impiegato all’American Express, ai lavori socialmente utili, nella fattispecie a prestare i suoi servizi proprio al sig. Green che, rimasto vedovo, vive solo in precarie condizioni psicofisiche e necessita di aiuto. Sulle prime le visite settimanali si rivelano un disastro: l’anziano non vuole estranei in casa e si risolve a tollerarne la presenza una volta saputo che anche l’altro è ebreo. La diffidenza, anche grazie agli ottimi pasti caldi procurati dal badante, pian piano si stempera nel bisogno di comunicare: cominciano i racconti sulle origini russe e l’emigrazione negli States, il matrimonio con l’amata moglie Esther e la sua perdita. Sembra sia venuto il momento giusto per Ross di dichiararsi gay ma la prima reazione è pessima e all’insegna del pregiudizio: questa rivelazione apre però la strada a quelle, ben più sorprendenti, del burbero vegliardo. Nel 2004 Maximilian Nisi, attore diretto dai nostri più valenti registi, era già stato Ross nella prima edizione italiana della commedia accanto a Corrado Pani: decidendo di riprenderla con la regia di Piergiorgio Piccoli ha voluto accanto a sé Massimo De Francovich, il miglior partner possibile per quello spigoloso personaggio. Debutto al teatro della Cometa di Roma (dal 12 al 29 novembre) e prime tappe della tournée in dicembre a Thiene, Lonigo, Budrio, Montecchio e Legnago, a gennaio in Sardegna.
Nel quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini molte saranno le proposte teatrali che riguardano sia la produzione per la scena che quella letteraria. A quest’ultima appartiene Ragazzi di vita, romanzo del 1955 che narra la quotidianità di un gruppo di giovani sottoproletari nelle desolate periferie romane, indotti dalla povertà al furto, truffa e prostituzione. Dopo lo straordinario ‘Na specie de cadavere lunghissimo, l’eclettico Fabrizio Gifuni torna sulle pagine dello scrittore con un’emozionante mise-en-espace in cui dà voce agli egoismi, alla generosità e alla violenza di questi adolescenti prima che la società dei consumi li inglobi e li trasformi. Al Franco Parenti di Milano dall’11 al 15/11.