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L’editore di Pride, Frank Semenzi, ha inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato e della Camera.

Cari Presidenti,
fino a oggi mi sono comportato da buon cittadino e poi da gay, ora è arrivato il momento di comportarmi prima da gay e poi da buon cittadino. Ho 58 anni, non me ne rimangono molti, quindi voglio andare fino in fondo, costi quel che costi.
Mi sono sempre battuto per il mio mondo (quello della minoranza gay) lavorando dalle 12 alle 15 ore al giorno, adempiendo il più possibile ai miei doveri. Sono editore da 15 anni del principale mensile gay italiano, ho alcune attività gay commerciali e presiedo alcuni circoli gay.
Da 33 anni ho una relazione con un uomo che, fatalità, si chiama Angelo e ha un fratello prete. Ho una grande fortuna a essere felice, realizzato e socialmente integrato. Mi manca solo il riconoscimento di questo Stato.
Mi sono dichiarato gay a 7 anni in un paese di 800 abitanti nelle valli della bergamasca. Ho ricevuto molto amore e rispetto da chi mi circonda, ne pretendo altrettanto da questo Stato.  E pretendo quello che mi spetta.
Perché scrivo a voi allora? Perché nell’osceno panorama politico restate le più alte cariche dello Stato e rappresentate la mia amata patria.
Cercherò di protestare in modo forte, il più forte possibile, senza coinvolgere o mettere a repentaglio la sicurezza di chi mi circonda. Ma io voglio dire una volte per tutte basta a questo Stato cieco e perbenista, e se vogliamo dirla tutta non onesto a partire da chi lo rappresenta. Non è più il tempo di chiedervi “per favore”, è ora di garantire diritti a tutte le persone omosessuali, è arrivato il momento di dire basta con le manfrine e le promesse. Il mio cane, paradossalmente, ha più diritti, o per lo meno, più tutela di me.
Perché dovrei continuare a essere un buon cittadino se escluso dalla piena cittadinanza in uno Stato governato da idioti, nullafacenti, arraffoni e ladri? Me lo spiegate?
Non sono un santo, nella vita ho fatto di tutto ma senza mai invadere la libertà altrui e senza venir meno ai miei doveri di cittadino. Questo Stato al contrario non mi permette di essere una persona completamente libera e uguale agli altri.
Cari presidenti Mattarella, Grasso e Boldrini la natura mi ha creato felicemente gay senza darmi scelte o alternative. Negarmi dei diritti umani è violenza e prepotenza oscena e dall’alto delle vostre cariche di rappresentanti di questo Stato ottuso, cieco e scorretto vi considero responsabili. Anche responsabili della mia volontà di non essere più un buon cittadino. E le vostre bugie retoriche sui nostri diritti sono bestemmie, un peccato mortale come dicono i cattolici.
Non vado più a votare da molto tempo come un anarchico, anche se sono sempre stato un liberale di sinistra. Ormai non esiste più né destra né sinistra perché voi politici avete mescolato tutto, anche i vostri privilegi, che non vi sono dovuti. I diritti, al contrario, sono sacrosanti e voi li dovete garantire.
Avete pensioni, vitalizi, auto blu… E avete doveri verso i cittadini e le famiglie come la mia che ha mantenuto questo Stato (e persino i vostri privilegi) e si ritroverà, come migliaia di famiglie, con una pensione di seicento euro al mese. Questo dalle mie parti non si chiama rispetto per la famiglia.
No cari signori, è arrivato il momento di dire basta. Voglio i diritti che mi spettano (matrimonio egualitario e una legge contro l’omotransfobia), per poter stare accanto al mio compagno da buon cittadino, perché pago le tasse come chiunque sia onesto in questo paese.
Siamo al termine del 2015 e voi state ancora a discutere se garantire diritti a persone diverse dalla maggioranza. Dovreste vergognarvi per il fatto di non avere ancora approvato alcuna legge che ci tuteli. Evidentemente non sapete cosa significano parole come “onestà”, “libertà” o “felicità”.
Voi non conoscete la vera parola “amore” altrimenti non stareste ancora a rimandare i nostri diritti.
Certo il vostro vicino di casa, il Vaticano, è molto peggio dello Stato italiano. Vi ricordo però alcune parole del vostro dio che tanto amate: “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Lasciate che tutti vengano a me”. Sembra un paradosso ma purtroppo è la realtà.
Siete voi a questo punto a dovermi spiegare come, senza arrivare alla violenza e allo scontro, dobbiamo pretendere il riconoscimenti dei nostri diritti. O sognate che tutti i gay e le lesbiche si rifugino in altri stati più tolleranti di quello che siete così fieri di rappresentare?
Io resto qui, in Italia sono nato e ho cercato di costruire la mia felicità. E se continuerete a negarci i diritti che ci spettano, mi riterrò autorizzato a istigare tutto il mondo gay a non adempiere più ai suoi doveri verso lo Stato italiano.

Frank Semenzi, editore del mensile “Pride”