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Non è esattamente come spiare dal buco della serratura di una toilette pubblica, ma ci si avvicina. I casi che abbiamo raccolto, per quanto rari, consentono di fare luce sul rapporto tra omosessualità e servizi segreti italiani tra ricatti, carriere stroncate, trame oscure e scandali.
Era il lontano 1869 quando il deputato della Sinistra Cristiano Lobbia denunciò la corruzione dilagante nella “Regia manifattura dei tabacchi”. Con una montatura del servizio segreto della polizia è accusato di omosessualità e messo a tacere. Passano i decenni e nel 1961 Giò Stajano, tra i primi omosessuali visibili in Italia, è coinvolto dai servizi segreti per far dimettere un ufficiale dello Stato maggiore dell’esercito. Fu sufficiente che alloggiasse nello stesso albergo del generale per tre giorni senza mai incontrarlo, per sollevare un grande scandalo pubblico e raggiungere l’obiettivo. Ancora, negli anni Settanta un giovane prostituto è fotografato completamente nudo sulla terrazza dell’onorevole della Democrazia Cristiana Emilio Colombo dal Sid, il Servizio informazioni difesa e cioè i sevizi segreti italiani di allora. L’idea era quella di fare pressioni sull’uomo di Governo. A rivelarlo, nel 1997, il generale Gianadelio Maletti durante la sua audizione davanti alla Commissione Stragi.
Se in tutti questi casi il nesso con i servizi segreti è palese, non si può dire altrettanto dell’affaire che, nel 2006, vide il portavoce del governo Prodi, Silvio Sircana, assurgere agli onori delle cronache, perché una foto pubblicata da Il Giornale, lo ritraeva mentre dall’auto discuteva con una transessuale. Si parlò di possibili ricatti, ma tutto finì lì. Nel luglio 2009 poi, finirà la carriera politica del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo pizzicato, dopo un’irruzione di “carabinieri infedeli”, con una trans e della coca.
Che lo spionaggio sia interessato al sesso e all’orientamento sessuale delle personalità pubbliche non è una novità. Il fenomeno è però molto più vasto e intricato di quanto si potrebbe immaginare. Ne parliamo con un esperto: Aldo Giannuli, ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano e autore di numerosi volumi come, per esempio, Come funzionano i servizi segreti e Come i servizi segreti usano i media (ed. Ponte alle Grazie).

Nelle sue ricerche si è mai imbattuto nell’interesse da parte dei servizi segreti per l’omosessualità?
I servizi segreti erano interessati e schedavano rigorosamente l’orientamento sessuale dei politici. Negli anni Sessanta l’omosessualità di Pietro Secchia, un alto dirigente del PCI, era risaputa, ma sull’argomento, per esempio, ho trovato anche una nota confidenziale al Ministero dell’Interno sull’onorevole del PCI Renzo Laconi.
Un politico della DC omosessuale creava imbarazzo al partito. Con gli oppositori, comunisti o missini, la tendenza era quella di ricattarli o di renderli informatori. Chi eventualmente poteva usare quelle note confidenziali era la stampa di destra, come Il Borghese, Il Candido o Il Secolo d’Italia. Quelle pagine sono zeppe di scandali ed erano tutte notizie passate dai servizi segreti…

…alla stampa.
OP, l’Osservatore Politico il settimanale di Mino Pecorelli, confidente dell’Ufficio affari riservati del Ministero dell’interno, una intelligence interna (e anche membro della P2 morto in circostanze oscure, N.d.R.), usava molto quest’arma. Rivolse un’accusa di omosessualità nemmeno troppo velata a Giulio Andreotti. Era molto giovane, neo sottosegretario al Ministero degli Interni e ci sarebbe stata, il condizionale è d’obbligo, un’irruzione di polizia in un albergo in centro a Roma. Andreotti sarebbe stato in compagna di un minorenne, ma allora la maggiore età cominciava a 21 anni. Il politico non ha mai querelato il giornale, ma si è sempre vantato di non aver mai querelato. Questo non significa che lui confermi la vicenda.

Insomma, l’arma del ricatto omosessuale è usata per colpire il nemico politico per intercessione della stampa.
Dipende dalle epoche. Nel periodo fascista è raro: l’arma per far fuori gli avversari non era lo scandalo pubblico piuttosto il gossip di regime nelle segrete stanze e cioè voci che circolavano all’interno dell’apparato e del partito, anche se qualcosa era fatto filtrare. Achille Starace per esempio, costruì un’accusa di omosessualità contro l’ex segretario di partito Augusto Turati che cadde in disgrazia. Anche l’accusa di omosessualità a Umberto II di Savoia era fatta circolare con molta discrezione: avrebbero voluto farlo fuori dalla successione. In periodo repubblicano correvano voci, per esempio, su Antonio Bisaglia, ex Ministro della DC. Si diceva che avesse fatto carriera essendo l’amante di Mariano Rumor. A un certo punto sposò Romilda Bollati, si pensava a un matrimonio di copertura, e Bisaglia morirà in circostanze mai chiarite cadendo dal panfilo della moglie.

Quando anche solo una voce colpisce un potente, è difficile da disinnescare?
Per la Democrazia Cristiana un’accusa di omosessualità creava imbarazzo e problemi direttamente con la Chiesa. Anche il Partito Comunista era molto rigoroso. A riprova che i servizi segreti potessero organizzare scandali sull’omosessualità di questo o quel personaggio pubblico c’era un costume organizzativo nel PCI per il quale la Commissione centrale di controllo, una sorta di servizio segreto interno del partito, controllava tutti i dirigenti dal livello provinciale in su. Per essere essere eletto deputato o segretario di federazione era necessario il nulla osta. E in caso di omosessualità, debiti di gioco, alcolismo, o infedeltà alla moglie il nulla osta non arrivava e si interrompeva la carriera del politico.

Torniamo alla storia recente.
Una nota confidenziale che lessi tempo fa, e che non c’entrava con il caso che stavo studiano e non acquisii, parlava dell’Onorevole e Ministro degli Esteri della DC Emilio Colombo. In visita ufficiale, mi pare in Messico, era uscito per bazzicare ambienti gay. Quando arriva la polizia e si trova un ministro si cerca di metterci una pezza.
Ufficialmente i servizi segreti raccolgono informazioni giustificandole come misura di protezione del personaggio pubblico. Servono per vietare attentati o ricatti. Lei pensa che i servizi possano fare ricatti?

Le note confidenziali dei servizi segreti sono ancora una prassi? Su Pride abbiamo presentato le prove che nel recente passato la schedatura di omosessuali fosse molte meno rara di quanto ci si dovrebbe immaginare e augurare…
Fino agli anni Settanta c’è stato il casellario centrale che raccoglieva una scheda prestampata che, almeno in teoria doveva essere usata solo per i sovversivi. In questa scheda prestampata c’era la casella “si droga”, sì o no, “è omosessuale”, sì o no. Per le personalità pubbliche il discorso è diverso, come ho accennato il dossier è giustificato come una misura di protezione.

Anche i recentissimi scandali Sircana e Marrazzo sembrano essere in odore di servizi segreti.
Una delle trans coinvolte nel caso che ha portato alle dimissioni il Presidente della Regione Lazio Marrazzo, Brenda, è stata trovata morta. Una cosa è certa: l’appartamento dove è avvenuta la retata, in via Gradoli 96 è allo stesso numero civico che aveva ospitato, trent’anni prima, un covo dei brigatisti coinvolti nel caso Moro. Ora, è vero che ci sono indirizzi sfigati dove se deve succedere qualcosa sempre là succede. Il sospetto che sorge legittimamente è che quello fosse un appartamento usato dai servizi per lavori di questo tipo. E che le trans che erano lì fossero spie del servizio militare.

L’attività di dossieraggio non è solo dei servizi segreti. Anche i politici raccolgono gelosamente informazioni da usare al momento giusto. E sto pensando al caso Boffo, direttore di Avvenire fatto fuori facendo circolare la voce che fosse omosessuale.
Nel caso specifico stiamo parlando del governo Berlusconi che reagisce agli scandali sessuali sul Cavaliere montati dalla stampa cattolica e di sinistra. Quella è una ritorsione. Berlusconi oltre che essere presidente del Consiglio e quindi, in qualche modo, referente di tutti i servizi segreti dello Stato ha pure a sua disposizione la security di Mediaset. E credo che il suo amichetto Vladimir Putin qualche informazione gliela passi.

Insomma gli attori in gioco sono numerosi tra stampa, servizi segreti e politici.
I giornali raccolgono notizie, anche quelle che non useranno mai. A Stop o Cronaca Vera non interessa pubblicare le prove che un celebre finanziere abbia l’amante, alla polizia sì. Le informazioni non hanno solo un valore d’uso, hanno anche un valore di scambio.

Nemmeno il Vaticano, che ha un suo servizio segreto, è immune a queste prassi.
Le fibrillazioni vaticane incominciano a partire dal 1995-96 quando si accentua la sofferenza fisica di papa Wojtyla e s’incomincia a parlare di successione. Tra gli scandali vaticani mai chiariti per esempio, la morte del comandate delle guardie svizzere Estermann. Anche lì si era parlato di omosessualità.

Oggi, a suo parere, i servizi segreti usano ancora l’omosessualità per ricattare o troncare carriere politiche?
Lo scandalo contro il politico gay fa effetto fino a un certo punto, e poi è più complicato mettere in giro certe voci, ci sono le norme sulla privacy. Il ricatto più serio, a mio parere, ora va verso altre direzioni. Oggi fa sensazione la pedofilia. L’omosessualità non credo scandalizzi più nessuno, nemmeno le suore Orsoline, a meno che non si venga a sapere del loro cappellano.

Sul suo blog, www.aldogiannuli.it, lamenta un rallentamento dei grandi scandali sessuali in Italia. A quando il prossimo?
Ci scherzavo su, non volevo essere serio. In effetti è un po’ che non ne accadono.