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Nei giorni di subbuglio generale anti-Family Day sono apparse online le immagini della campagna “FAMILY Every DAY” del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Tra queste è apparsa anche una foto che ha fatto molto scalpore perché finora testimonianza totalmente inedita per l’Italia: quella di un’anziana coppia di donne sorridenti, insieme da 58 anni, formata dalla ottantacinquenne Gianna e dall’ottantenne Luciana. Non vorrei sbagliarmi, ma “Gianna” potrebbe essere l’ex attrice Giovanna Pala, e anche se non fosse proprio lei la sua storia merita di essere raccontata.
Costei ebbe una certa notorietà per essere approdata a Cinecittà nel 1950 dopo aver vinto il titolo di Miss Emilia Romagna ed essere arrivata seconda a Miss Europa. Nel Dizionario del cinema italiano. Le attrici (Gremese, 2003), di Enrico Lancia e Roberto Poppi si legge: “Formosa e appariscente, fotogenica e disinvolta, vaporosa e florida, debutta 17enne sullo schermo da protagonista accanto ad Alberto Sordi dimostrando discrete doti recitative, specialmente nel genere brillante-sentimentale, ma, pur prendendo parte successivamente a vari film diretti da ottimi registi come Dino Risi, Mattoli, Steno e Monicelli, esaurisce la sua carriera in un quinquennio appena, sparendo poi, inspiegabilmente, da ogni attività artistica”. Il caso di Giovanna Pala è emblematico per il sacrificio della propria carriera artistica in nome della libertà e dignità individuale.
Nata nel 1932 a Vergato, nel bolognese, figlia di un maresciallo dei carabinieri ma orfana a causa della guerra, si sposò a Roma con un produttore con cui ebbe una figlia di nome Susanna. Intervistata da Gabriella Romano, per il suo libro I sapori della seduzione: il ricettario dell’amore tra donne nell’Italia degli anni ‘50 (Edizioni Ombre Corte, 2006), la Pala raccontò: “Sono sempre stata attratta dalle donne, solo che a Roma non conoscevo nessuno, c’era un silenzio totale su questa cosa […] E poi delle lesbiche nel mondo del cinema di allora era impensabile. Ci sono state delle piccole storie, simpatie, brevi storie passionali, questo sì; mi ricordo che a un certo punto sono stata con una che viveva a Milano, faceva la mannequin, era molto carina. Poi comunque si usciva con i maschi, tutto regolare, tutto insospettabile. Poi, un giorno, mi sono innamorata di una. Lei stava con un regista… E ci fu una storia, ma, a quell’età, in quell’atmosfera, c’erano molte titubanze, molti freni: ci sto, non ci sto, mi ritraevo io, si ritraeva lei. Poi io nel frattempo mi ero sposata… Insomma, è stata una cosa complicatissima”.
Continuando nella sua confessione, si viene a sapere che anche questa donna era un’attrice d’un certo nome e che per copertura si sposò con un divo molto famoso, finendo su tutti i giornali. Nel frattempo il legame tra le due donne continuò, nel segreto e nella paura d’essere scoperte. Ma la cosa naufragò e Giovanna Pala finì addirittura in clinica malata di nervi. Confessando il proprio lesbismo a una psicologa, costei le rispose incredula: “Ma come, una donna così femminile, così carina come lei!”.
Sentendosi ancora di più umiliata e in crisi, Giovanna Pala continuò così il suo racconto: “Non ero molto al corrente sui locali gay, luoghi d’incontro a Roma, anche perché ero un’attrice conosciuta, non è che potevo mettermi in giro a cercare donne. Gli uomini gay erano più accettati, le donne venivano sempre associate alla prostituzione, c’era uno stigma negativo sulle donne nel cinema in generale, per cui le lesbiche erano viste ancora peggio. Io, come attrice, ero solo usata per il mio corpo, la mia bellezza. Mi mettevano sempre in costume da bagno. […] Era una società bacchettona. E ipocrita. E infatti c’erano sempre un sacco di scandali che andavano evitati in tutti i modi perché per una sciocchezza ti bruciavi la carriera. Io lavoravo a Cinecittà e c’era un’attrice famosissima che aveva un’amante e non nascondeva affatto la cosa, anzi, aveva, dentro gli studi di Cinecittà, una roulotte tutta sua, in cui si chiudeva con questa qui, sotto gli occhi e i pettegolezzi di tutti. Mentre giravano il film, queste due stavano lì dentro… ti puoi immaginare!!! Scandalo, battutacce, cose inenarrabili! Fu coraggiosissima, ma se lo poteva anche permettere perché era una delle più grandi star di quegli anni. E lì c’era proprio la divisione di ruoli butch-femme perché la sua amante sembrava un commendatore mentre questa attrice era considerata una delle più belle donne del mondo. E pensare che tutti gli italiani sospiravano per lei!”.
La Pala abbandonò tutto, dopo undici film, nel 1956. Con la sua compagna, conosciuta nel 1958, gestì per molti anni uno studio di consulenza fiscale. Si dedicò attivamente al movimento femminista e fu principale animatrice del circolo “Pompeo Magno” a Roma. Già dal 1977, in una sua intervista per un libro francese sul femminismo italiano, si dichiarò apertamente lesbica. Una storia niente affatto comune nella nostra Italietta, né di oggi né tantomeno di ieri.