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La radio e la tv dell’Italia post-berlusconiana le mette al bando, ma nelle piantagioni dell’indie sopravvivono e schiudono boccioli di rara bellezza, emanando quel profumo intenso e inebriante che è proprio dell’arte più pura. Parliamo di Pilar e Dajana: cantautrici e cantauttrici di nuova generazione, dalla caratura eccelsa e dal fascino ammaliante. Poco importa se la spettacolarizzazione mediatica è oramai privilegio pressoché esclusivo dei personaggi vicini al popolo, dinamici dal punto di vista dell’empatia orizzontale, ma statici per crescita verticale. Sospese a mezz’aria tra pop e jazz, Pilar e Dajana danzano austere nei sotterranei della canzone. E nei sotterfugi dell’emotività affondano bassi profondi e acuti, tanto precisi quanto perforanti. L’elevazione artistica è l’ancora di salvezza che le fa emergere in superficie. Con strascichi di magia ed echi di eternità riportano alla luce la grande Italia. Per intenderci: non quella di Maria De Filippi, ma quella dei grandi cantautori e delle grandi dive della canzone e del cinema.

Pilar, al secolo Ilaria Patassini, è romana e al suo fianco ha un produttore come Bungaro. Ogni suo album è una collana di perle senza tempo. L’ultimo, il 4° della sua carriera, è uscito recentemente e si intitola “L’amore è dove vivo”. Dajana – D’Ippolito di cognome – è invece tarantina ed è stata scoperta da Lucio Dalla, con cui ha duettato in “Sei come sei”. Il suo 2° e ultimo album è “Un vecchio noir”, imperdibile mosaico di inediti e omaggi a Carlos Tom Jobim. Entrambe sono state respinte dal Festival di Sanremo con 2 capolavori: “Meduse” e “Lacrima in un oceano”. Il 1° è del 2010, il 2° dell’anno precedente e da poco è stato ripescato da Gigliola Cinquetti per la sua rentrée discografica a raggio internazionale. Ma non solo: se Pilar è stata scartata da X Factor per mano – incredibile a dirsi – di Morgan, Dajana ha rischiato di far parte della scuola di Amici. Per le Sophisticated Ladies 2.0 della canzone italiana il destino ha riservato altre strade, sicuramente meno facili ma molto più lunghe e gratificanti. Ora sono in piena fase creativa e, tra l’altro, Pilar è in un tour che la porterà ad esibirsi anche all’Auditorium Bianca d’Aponte di Aversa (6 maggio), al Piccolo Regio di Torino (12 maggio) e al Bravo Caffè di Bologna (19 maggio).

Dai loro ultimi album sfoderano in questi giorni un secondo videoclip. Per Dajana, dopo “Clementina”, è la volta della title-track “Un vecchio noir”, dove la bellezza musicale del brano e le qualità attoriali dell’interprete sono messe in risalto dalla regia di Alessandro Porzio. Per Pilar invece si passa dall’arte sensuale del cibo, esposta in “Eternamente”, ai baci rainbow de “Il colore delle vene”. Il video fotografa la quotidianità nonché dolcezza di partner reali. Come Massimo e Gino, insieme da 38 anni e tra i fondatori nel 1980 dell’Arcigay di Palermo, prima associazione in Italia. O come Silvia e Charlotte, insegnanti universitarie, già sposate in Inghilterra e neomamme di Zoe. Questo perché «Se l’amore è amore oltrepassa le parole. Se l’amore è amore attraversa le paure», parola di Pilar.

Se il tuo biglietto da visita fosse una canzone quale sarebbe?

Pilar: “Dopo l’amore”, la canzone che chiude il mio 2° album (“Sartoria Italiana Fuori Catalogo”).

Dajana: Una canzone che ho scritto… ancora non posso svelarne il titolo!

L’essere stata scartata dai talent show è da considerarsi, nel tuo caso, più una fortuna o una sfortuna?

Pilar: Una grande, grandissima fortuna. Ci andai spinta da amici e collaboratori. Non c’entravo nulla, fu un errore.

Dajana: Non ricordo di essere stata scartata, ho avuto la mia occasione. Non è detto che bisogna sempre salire sul podio. I talent sono un momento di confronto, crescita, ma soprattutto una vetrina live. Chi è seriamente interessato ti nota e poi da cosa nasce cosa.

Cosa rappresenta per te il Festival di Sanremo? Il cantautore, la diva, la canzone, il presentatore e il direttore artistico della sua storia che ti piace ricordare e perché.

Pilar: Nell’ordine: Lucio Dalla nel 1971 con “4 marzo 1943”; Virginia Raffaele perché non è solo un talento incredibile e una persona di grande intelligenza ma anche diva autoironica; “Replay” di Samuele Bersani perché per portare una canzone così a Sanremo ci vuole meravigliosa incoscienza, che infatti fu premiata; inevitabilmente, Pippo Baudo; Fabio Fazio, nella bellissima edizione del 1999. Amo il Festival comunque, incondizionatamente.

Dajana: Il Festival di Sanremo per me è un po’ come un “battesimo” nazionale. Se sei fortunata in pochissimo tempo tanta gente da casa impara a conoscerti e magari ad amarti, altrimenti nel giro di pochi minuti nessuno si ricorderà più chi sei. Sanremo per me è Baudo… sono cresciuta con il suo “Questo l’ho scoperto io”! Conti non scherza… Mi piace e penso che sia proprio lui il suo erede. Se dovessi pensare ad una canzone… dico solo che mi mancano tantissimo gli anni in cui su quel palco c’erano Mimì, Renato Zero, Samuele Bersani, ecc. Bei momenti, avevi la percezione che su quel palco c’era davvero un Big della musica italiana. Nell’aria, anche da casa, c’era la sensazione a pelle della gara.

Quali sono i tuoi impegni attuali? E i tuoi sogni per il futuro?

Pilar: Sarò in tournée con le canzoni del nuovo disco questa primavera e la prossima estate. Sempre in estate andranno in onda per la Radio Svizzera Italiana 10 puntate di una trasmissione incentrata sul rapporto tra interprete e autore. Per l’autunno-inverno invece è prevista una tournée canadese. Ho ricominciato a scrivere, e questo mi sembra già un buon sogno per il presente.

Dajana: Sono in fase di scrittura per il mio nuovo album, e non ti nascondo che in questo periodo sto scrivendo anche per altre artiste che ammiro tantissimo. Chissà!

Per Iva Zanicchi Sanremo 2016 è stato fin troppo gay friendly: «qualcuno doveva essere lì e fare qualcosa per la famiglia». Che ne pensi? Se fossi stata tu su quel palco ti saresti esibita con il nastro arcobaleno a sostegno del ddl di Monica Cirinnà oppure no?

Pilar: Il ddl Cirinnà e il nastro arcobaleno vanno esattamente nella direzione di tutela dell’unica famiglia che io possa concepire essere chiamata tale: quella in cui ci si ama e ci si sostiene reciprocamente.

Dajana: Non saprei, perché conosco degli artisti gay che non hanno il coraggio di fare outing e questo lo rispetto, mentre conosco artisti etero che pur di avere un like in più vestirebbero d’arcobaleno tutti i giorni. Io personalmente penso che ognuno è libero di fare ciò che vuole e che sente giusto, sempre nel rispetto altrui; quindi mi sembra fuori luogo quello che sostiene Iva Zanicchi. In più aggiungo che l’Italia ha sicuramente bisogno di una legge che possa tutelare le unioni civili.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano si vanta di aver «impedito una rivoluzione contro natura e antropologica» facendo saltare la stepchild adoption. Quanto ti senti coinvolta e partecipe nel travagliato iter dei diritti civili in Italia e qual è la tua posizione a riguardo?

Pilar: Sostenere la legge è un semplice atto di civiltà. Un giorno tutto questo ci sembrerà assurdo, come quando neri e bianchi dovevano salire su autobus diversi. Per quanto riguarda Alfano, dato che è una persona colta, direi che la sua affermazione è forzata e comica insieme. Avere gente inquisita, volgare, ignorante, violenta e collusa in Parlamento ed esserne complici e sostenitori, ecco, a me pare che questo sia contro natura.

Dajana: Da quando sono diventata madre mi riesce difficile comprendere alcune scelte. Dopo aver dato alla luce il mio piccolo, dopo averlo allattato, baciato, accarezzato ecc., come avrei mai potuto separarmi da lui? Quindi la mia posizione su uteri in affitto e figli a pagamento è istintiva e non sono a favore. Non è per me una questione di gay o etero, è che proprio non ce la posso fare a sostenere una cosa del genere. Poi i casi sono differenti, perché mi rendo conto che un bambino che ha già i genitori ma entrambi separati non ha bisogno di essere adottato dai rispettivi compagni. Lui ha già una mamma ed un papà, separati ma li ha già. Viceversa per una coppia omosessuale si ha la necessità e anche il bisogno di regolamentare una famiglia a tutti gli effetti. Quindi è giusto e doveroso farlo. Penso anche ai tanti bambini rimasti orfani che vorrebbero con tutto il cuore un altro simile che si prenda cura di loro, etero o gay non importa, “l’amore è famiglia”; allora mi chiedo perché, in risposta ai figli a pagamento, non esista una legge che possa velocizzare e aiutare questi sistemi di adozione. Personalmente penso che anche un uomo o una donna da soli possano amare e prendersi cura di un cucciolo di uomo, che ha tanto da dare ma soprattutto ha tanta fame di ricevere amore!

Nella contemporaneità musicale italiana cos’è che più divide le cantanti di nicchia dalle cantanti popolari?

Pilar: Sono diverse le proporzioni di numeri e di visibilità ma esistono vantaggi e svantaggi da ambo le parti. Esistono anche cose per le quali il rapporto tra le due parti si inverte, ad esempio: nel “mainstream” la libertà di un artista è troppo spesso di nicchia, mentre nella nicchia risulta sempre popolare.

Dajana: Il pubblico, perché per quanto mi riguarda sono artiste entrambe. Un esempio? Mannarino. Lui fa sempre la sua di musica, ma un tempo era di nicchia e suonava per un pubblico ridotto. Che cosa è cambiato? Sicuramente in lui c’è stata una crescita, ma nel genere è rimasto tale. L’unica differenza è che il pubblico ha imparato a conoscerlo ed ora i suoi concerti hanno bisogno di molto più spazio.

Sono tre le forme d’espressione che prediligi: canto, scrittura e recitazione. Quando e come ti sei avvicinata a ciascuna di esse e in quale ti senti più a tuo agio?

Pilar: È stata un’attrazione subitanea, da quando ero davvero molto piccola. Amo l’espressività in tutte le sue forme e in ognuna trovo una parte autentica di me.

Dajana: La recitazione è la più completa ed è quella che ho amato di più, non l’ho mai detto! Oggi mi ritrovo dentro a delle parole che formano dei pensieri, i miei. Quelli più profondi, riflessivi e quelli invece di ogni giorno, e non vedo l’ora di comunicare tutto ciò che vivo… Il canto è sempre dentro di me, è il mio strumento che non mi abbandona mai.

Quale ascolto e quale incontro hanno maggiormente forgiato la tua essenza artistica?

Pilar: Direi che tutti gli incontri avuti con la musica e con la poesia negli anni dell’infanzia mi hanno indelebilmente segnato.

Dajana: Ascoltando sicuramente Lucio Dalla nei miei anni bolognesi, e poi in seguito la fortunatissima collaborazione con lui. È un’esperienza che non dimenticherò mai, in quell’occasione lui mi diede dei consigli preziosi che ancora oggi ne faccio tesoro.

Le cantanti-attrici come te hanno un peso artistico diverso, se non maggiore. Parlaci di quelle che più ammiri.

Pilar: Tutte le cantanti sono sempre un po’ attrici, quando si è interpreti è inevitabile. La Vanoni iniziò con Strelher, come attrice. Ute Lemper forse è l’artista che in questo ambito stimo di più, ma quando Patti Smith declama i suoi versi nelle canzoni non è certo da meno!

Dajana: Mi è piaciuta tantissimo e non me l’aspettavo Beyoncé nell’interpretazione di Etta James in “Cadillac Records”. Divina!

Qual è il film a tematica omosessuale che più ti è piaciuto? E il regista per cui ti piacerebbe recitare?

Pilar: Ho partecipato in un cammeo a un film bellissimo uscito lo scorso anno, “Più buio di mezzanotte”, che affronta varie tematiche legate all’omosessualità e al concetto di identità in generale. Il regista è Sebastiano Riso, che è anche un caro amico. Per quanto mi riguarda punto su di lui. Ha grande talento.

Dajana: Forse più di uno… Comunque i primi due nella mia classifica sono: “Philadelphia” e “Le fate ignoranti”. Ho letto da qualche parte che Gabriele Muccino sta girando un film e ci sarà una storia gay all’interno… Io lo adoro, mi piace tanto e sarebbe bellissimo recitare in un suo film, ma ti dico di più, magari un mio brano come colonna sonora, non mi dispiacerebbe proprio!

Dai una risposta ai quesiti posti da Arisa su Facebook: “Perché la musica italiana è nelle sabbie mobili? È proprio vero che gli artisti sono finiti, o i promotori dell’arte sono finiti?”

Pilar: Non sono finiti gli artisti ma è innegabile che in Italia esista un’importante problematica legata alla tutela e promozione dell’arte e della cultura. Sono d’accordo anche sull’osservazione legata ai promotori dell’arte. Gli artisti da soli non vanno da nessuna parte e noi abbiamo bisogno di figure professionali vere, non improvvisate. Il dietro le quinte è parte integrante del percorso di un artista, solo che oggi esiste il concetto sbagliato che “tutti possono fare tutto” e invece no, perché una professionalità non si improvvisa.

Dajana: L’Italia è un paese fortemente in crisi, soprattutto economica, fortunatamente meno di idee. Almeno parlo per me, visto che in questo periodo sono in vena e sto scrivendo tanto. Detto ciò, quando i soldi circolano meno, i primi tagli che si fanno sono proprio all’arte, quindi chi fa da sé fa per tre! Abbiamo questo strumento bellissimo e dannato allo stesso tempo che è la tecnologia, usiamola non solo per postare foto sul water, ma soprattutto per far ascoltare la nostra musica e, perché no, anche per raccontare come nasce o come si scrive una canzone.

Ascolta su Spotify l’ultimo album della collega con cui condividi l’intervista e regalaci una breve recensione.

Pilar: E adesso una confessione: ancora non uso Spotify. Prima o poi mi adeguerò, giuro. Ma ho sentito altre cose in rete sue. Dajana ha una timbro molto particolare, specie nei bassi, grande controllo, una pura commistione tra purezza melodica e una vocazione anche rock, almeno nella sua voce. Ha un colore italianissimo ed è misurata nella gestione della potenza vocale, grande pregio per un’interprete. Un grande in bocca al lupo a lei.

Dajana: Conoscevo già questa straordinaria artista: Pilar! Che dire, “L’Amore è dove vivo”, il brano che dà il titolo all’album, porta due firme d’eccezione. In ogni onda di suono sento il tocco di Bungaro e Pacifico. Nel titolo è racchiuso il senso del brano. A volte ci costruiamo dei muri, ma l’amore è di una bellezza semplice e sconvolgente, dove la sua essenza la ritrovi ovunque, anche in un gesto quotidiano dove il solo gesto ti riporta al pensiero. Pilar, poi, con la sua incantevole voce ci riporta in ogni luogo dell’amore. Il suo è uno di quegli album che riascolteresti sempre. Interessante la scelta dei due brani in francese: amo anch’io questa lingua e di recente ho scritto una canzone proprio in francese. Trovo divertente il pezzo “Autoctono italiano”. Brava Pilar, condividiamo lo stesso amore per il vino. Quindi, quando vuoi, qui in Puglia da me ti aspetta un buon Primitivo e tanta buona musica, magari la tua.

Conoscevi già l’artista in questione? Ti viene in mente un brano adatto per un eventuale duetto assieme?

Pilar: Ne avevo sentito parlare in rete, ma non la conoscevo artisticamente. Io direi che in un tango tradizionale, come per esempio “El dia que me quieras” ce la potremmo cavare egregiamente!

Dajana: Come ho detto prima la conoscevo già. Beh, non un solo brano, sarebbe interessante un album dalle sonorità prettamente mediterranee, in cui le nostre voci si inseguono come onde del nostro splendido mare!

di Ugo Stomeo

Video ‘Il colore delle vene’: https://youtu.be/gAJIMPWrzwQ

Video ‘Un vecchio noir’: https://youtu.be/hSQ1RI-NfdA

Sito Ufficiale ‘Pilar’: www.pilar.it

Sito Ufficiale ‘Dajana’: www.dajana.it