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Nel 2008 The Guardian pubblicò un articolo sull’ascesa di quei giovani che su YouTube avevano iniziato, quasi per scherzo, a postare i loro video-diari e che in poche settimane avevano raccolto migliaia di fan sui propri canali della nota piattaforma.

Allora il tredicenne Troye Sivan Mellet, nato a Johannesburg, ma cresciuto a Perth in Australia, aveva già dato prova della sua passione per la musica pop, cantando in varie edizioni del Channel Seven Perth Telethon e registrando il suo primo EP Dare to Dream. Le sue performance televisive pubblicate su YouTube catturano l’attenzione di un agente hollywoodiano, che lo scrittura per la parte del giovane James Howlett nel film X-Men Origins: Wolverine. Contestualmente alla produzione di altra musica il giovane Troye inizia la sua attività di video blogger accumulando in maniera esponenziale iscritti al suo canale (attualmente quasi 4 milioni). Un anno dopo, seguendo l’esempio di altri coraggiosi adolescenti, decide di fare coming out in rete con un video (tre anni prima lo aveva fatto in famiglia), per aiutare chi come lui ha avuto difficoltà a dichiararsi e a sentirsi così più “leggero”.

Dopo l’EP Trxye del 2014 in cui già definisce un suo stile elettro pop intimo e malinconico (Happy Little Pill è un brano sulla solitudine adolescenziale), anticipato dal video Wild, a dicembre scorso esce Blue Neighbourhood: “Queste canzoni sono sull’amore e io amo i ragazzi”, dirà alla conferenza stampa di presentazione dell’album. Wild, con cui si apre il disco, è anche il primo capitolo di una trilogia sull’amore e sulle memorie nostalgiche del passato. Il primo episodio si concentra sull’infanzia e crescita di due ragazzini, compagni di giochi in una zona rurale dell’Australia. Nel successivo Fools la loro amicizia si rafforza con l’adolescenza fino a diventare amore. Tuttavia, mentre uno si sente libero di vivere la passione per l’amico (Troye), l’altro, afflitto dalla vergogna, dovrà soggiacere al volere del padre omofobo che lo costringerà a rompere il rapporto con l’amato, a favore di una relazione “più consona”.

La trilogia si chiude con la malinconica Talk Me Down, in cui nemmeno la morte del padre farà tornare l’amico sui suoi passi; preferirà sottostare alle regole di una società preconfezionata piuttosto che ammettere la propria omosessualità. I video sono la riprova dell’onestà intellettuale che Troye riversa anche nell’album; la sua è la voce di una nuova generazione di gay che può vivere in un mondo più aperto e tollerante rispetto al passato: “non voglio scordarmi ciò che hanno dovuto passare gli attivisti LGBT […], quelli che hanno fatto in modo di rendere oggi la mia sessualità un ‘non’ problema”.