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Era vetrinista, poi ha perso il lavoro. La depressione incalzava e lui spendeva le sue giornate davanti al computer, cambiando continuamente gli status di Facebook. Le richieste di amicizia crescevano a dismisura e, raggiunto il limite massimo di cinquemila contatti imposto dal social, in una notte insonne decide di aprire una pagina sul web. Nasce così, nel 2010, il blog Le perle di Pinna dove Andrea Pinna, il protagonista di questa storia, quotidianamente dispensa battute ironiche e divertenti che in poco tempo conquistano la rete. Questo diventa il lasciapassare per una nuova vita di soddisfazioni: una linea di magliette con le sue frasi più riuscite, un libro per Mondadori, la vittoria del reality show Pechino Express e tante altri progetti in arrivo.
Andrea, come nascono le tue perle?
Ormai in automatico, anche se sarebbe meglio chiamarle cretinate. Le penso continuamente e le scrivo, sono un gran cazzone e mi viene facile. Anche se adesso, dopo sei anni, sono un po’ più metodico e mi soffermo di più a pensarle.
Come è arrivata la partecipazione al reality Pechino Express?
Non ci sono dei provini, è la redazione stessa a contattare i partecipanti. Mi conoscevano tramite il web e così mi hanno chiamato per un colloquio. C’era poi da creare una coppia che funzionasse, ho fatto il nome di Roberto, siamo piaciuti e il resto lo sapete.
Dopo l’eperienza televisiva ti sei dedicato molto anche alla questione dei diritti lgbt.
In realtà non mi sento un militante né un attivista, ma uno che sarebbe un cretino se non si spendesse per questo. Una delle prime cose che ho pensato quando ho cominciato ad avere un po’ più di seguito è che volevo essere un gay che parla a chiunque, dalla casalinga al ragazzino che gioca a calcio. Cosa pensi della rappresentazione dei gay in televisione e della scheccata facile. Agli annali una tua indimenticabile scena in tv con un serpente e strilli insuperabili.
Per tanti anni l’omosessualità in tv è stata rappresentata, e accettata, solo in un certo modo. Non sono contrario, però ci dovrebbero essere anche tutte le altre tipologie, come al pride: dalla drag al direttore di banca. Altrimenti la casalinga poi pensa che i gay siano come Solange. Con tutto il rispetto, ovvio, ma non c’è soltanto quello. Pechino Express ha portato una ventata di novità. È vero che ho strillato, ma quando c’era da correre ho corso, quando c’era da incazzarsi l’ho fatto e… alla fine ho vinto. Insomma, non ero incatenato in un personaggio, ero me stesso. Io sono per l’onestà della rappresentazione dell’immaginario omosessuale. Questo dovrebbe fare la televisione.
Il tuo invito ai cantanti di Sanremo a indossare qualcosa di arcobaleno per le unioni civili è stato un successo.
È stata una grande soddisfazione, anche se l’idea non è stata mia, ma di un mio amico regista, Luca Finotti, che mi aveva girato un suo tweet con questo invito, chiedendomi di ripostarlo. Alcune coincidenze hanno fatto sì che lo leggessero gli agenti di Arisa, poi quelli di Noemi, le prime ad aver aderito. Da qui è partito tutto. Non immaginavamo di scatenare un bordello simile. Penso di non aver fatto niente di speciale. Siamo dalla parte della ragione. Chi non lo ha fatto è stato davvero anacronistico.
Bolle indossando il braccialetto rainbow in qualche modo si è riappacificato con la comunità lgbt. Per Renato Zero invece un’altra occasione perduta…
Non entro nelle dinamiche di ogni artista, ci sono spesso dietro dei meccanismi complicati. Non sono giustificazioni, io per esempio non accetterei compromessi. Ma ci sono persone che, in maniera ridicola, continuano a camuffare qualcosa che è evidente a tutti.
Come il tuo conterraneo Marco Carta, per esempio? Tempo fa tu stesso gli hai fatto outing…
Marco lo conosco di vista da quando avevo quindici anni, cantavamo insieme al karaoke e lo vedevo nei locali gay di Cagliari. Mi spiace aver fatto il suo nome, ma mi ricordo proprio la mattina in cui lessi l’articolo in cui lui dichiarava di non essere gay. Non entro nella vita privata di nessuno, ma questo mi sembra davvero troppo. È come se io dicessi che sono astemio. Poteva almeno dire di esserlo stato! In realtà sono in troppi a fare come lui. I personaggi pubblici hanno un peso sociale di cui devono tenere conto.
Cambiando decisamente argomento, com’è Andrea Pinna a letto e che tipo di uomini ti piacciono?
(Ride) Sono molto timido e abbastanza complessato. Non ho un buon rapporto con il mio corpo e quindi ho bisogno di molta confidenza. C’è gente che su cento persone riesce andare a letto con sessanta, io al massimo con due. Non ho un tipo in particolare, quello a cui faccio più attenzione è la voce e prediligo i ragazzi alti e biondi.
Una tua perla per i nostri lettori?
Se dio avesse avuto qualcosa contro i gay non ci avrebbe fatto così fighi.